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ASSOCIAZIONE ANTIMAFIA E DI PROMOZIONE DELLA LEGALITÀ


Ninni Cassarà, il commissario che guardava oltre
«Mio marito mi disse: "Siamo morti che camminano"». Un'amara e tristissima affermazione della moglie di Ninni Cassarà. Il commissario, che lavorava a stretto contatto con Giovanni Falcone, Rocco Chinnici e Paolo Borsellino, fu ucciso dalla mafia il 6 agosto 1985.

Francesco Garofalo
5 giorni faTempo di lettura: 1 min


Gaetano Costa e Ninni Cassarà: due servitori dello Stato nella lotta contro la mafia
La storia della lotta alla mafia è fatta di uomini e donne che hanno scelto di mettere il proprio dovere al di sopra della paura. Magistrati, poliziotti e rappresentanti delle istituzioni hanno affrontato Cosa Nostra con coraggio, spesso pagando con il prezzo della vita per difendere la legalità e i valori dello Stato. Il loro impegno ha contribuito a cambiare il modo di contrastare la criminalità organizzata, dimostrando che la mafia può essere combattuta attraverso indagini
Acanfora Sasha
6 giorni faTempo di lettura: 4 min


Rocco Chinnici: il magistrato che cambiò per sempre la lotta alla mafia
Ci sono uomini che riescono a lasciare un segno profondo nella storia non solo per ciò che hanno fatto, ma soprattutto per le idee che hanno avuto. Rocco Chinnici è stato uno di questi. Magistrato coraggioso, innovatore e servitore dello Stato, comprese prima di molti altri che la mafia poteva essere combattuta solo attraverso un lavoro di squadra, rompendo l'isolamento in cui troppo spesso operavano i magistrati.
Elisabetta De Sanso
29 lugTempo di lettura: 2 min


Rocco Chinnici, il padre del pool antimafia
Il 29 luglio 1983, una Fiat 127 imbottita di esplosivo, parcheggiata davanti alla sua abitazione a Palermo, fu fatta esplodere dal killer mafioso Antonino Madonia.
Nell'attentato persero la vita il consigliere istruttore Rocco Chinnici, il maresciallo dei Carabinieri Mario Trapassi, l'appuntato Salvatore Bartolotta, componenti della scorta del magistrato, e il portiere dello stabile di via Pipitone Federico Stefano Li Sacchi.

Francesco Garofalo
29 lugTempo di lettura: 1 min


Peppe Montana: il coraggio dell'antimafia del giorno prima
Ci sono date che non si possono dimenticare.
Il 28 luglio 1985, Beppe Montana, dirigente della Squadra Mobile di Palermo, fu assassinato da Cosa nostra. Aveva 33 anni ed era tra i protagonisti della caccia ai grandi latitanti. Entrò giovanissimo in polizia e divenne responsabile della sezione Catturandi della Squadra Mobile del capoluogo siciliano.

Francesco Garofalo
28 lugTempo di lettura: 1 min


Alfonso Giordano, il Presidente del Maxi processo
Rimane nella storia giudiziaria la lettura del dispositivo con cui, dopo 349 udienze e 35 giorni di camera di consiglio, inflisse 346 condanne – 19 ergastoli e 2.665 anni di carcere – a capimafia, "colonnelli", gregari e picciotti di Cosa nostra. Onore al giudice Alfonso Giordano, che presiedette la Corte d'assise di Palermo nel primo maxiprocesso alla mafia, istruito da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, che portò alla sbarra tutti i capi mandamento: tra gli altri, Salvato

Francesco Garofalo
24 lugTempo di lettura: 1 min


Paolo Borsellino, 34 anni dopo: il coraggio della legalità che continua a vivere
Il 19 luglio 1992 l'Italia perse uno dei suoi servitori dello Stato più coraggiosi. In via D'Amelio, a Palermo, una strage mafiosa pose fine alla vita del magistrato Paolo Borsellino e dei cinque agenti della sua scorta: Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.
Elisabetta De Sanso
19 lugTempo di lettura: 2 min


Paolo: il magistrato che si rivolse a noi come un padre
Era il 19 luglio del 1992 quando la mafia decise di porre fine alla vita del giudice Paolo Borsellino e di cinque dei sei agenti della sua scorta: Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Emanuela Loi, Claudio Traina e Vincenzo Fabio Li Muli. Paolo dopo la morte di Falcone, sapeva che quello stesso destino lo avrebbe travolto poco tempo dopo. Per questo aveva cercato di vivere ogni secondo al massimo, portando avanti la lotta che l’amico e collega voleva completare. In quel ca
Edera Anzalone
19 lugTempo di lettura: 2 min


Paolo Borsellino, l'eredità di chi non si è piegato
"La mafia uccide, il silenzio pure."
Questa frase, divenuta nel tempo uno dei simboli della lotta alla criminalità organizzata, continua a riecheggiare ogni volta che il calendario segna 19 luglio. Non è soltanto il ricordo di una strage. È il richiamo a una responsabilità collettiva, quella di non lasciare che il tempo trasformi una tragedia nazionale in una semplice ricorrenza. Qualsiasi esplosione lascia il segno. Alcune distruggono edifici, altre cambiano per sempre la st
Giulia Cinti
18 lugTempo di lettura: 10 min


La Fiat Croma
Questa Fiat Croma non è un'auto qualsiasi. Il 23 maggio 1992 percorreva l'autostrada A29, di ritorno dall'aeroporto di Punta Raisi. A bordo viaggiavano Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e l'autista giudiziario Giuseppe Costanza. Pochi istanti dopo, circa 500 chilogrammi di tritolo fecero esplodere un tratto dell'autostrada a Capaci, spezzando la vita del giudice Falcone, di Francesca Morvillo e degli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Mon

Francesco Garofalo
17 lugTempo di lettura: 1 min


Verso il 19 luglio
Alle 16.58 del 19 luglio 1992, una Fiat 126 imbottita di tritolo, parcheggiata sotto l'abitazione dell'anziana madre, esplose al passaggio di Paolo Borsellino. Rimasero uccisi anche i cinque agenti della sua scorta: Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.

Francesco Garofalo
5 lugTempo di lettura: 2 min


Chi ha ucciso Losardo?
Da quel 21 giugno 1980, di anni ne sono passati, ma il ricordo del delitto rimane aperto. A Cetraro, Giannino Losardo, già sindaco, segretario capo presso la Procura della Repubblica di Paola e dirigente del Partito Comunista Italiano ha segnato uno spartiacque.

Francesco Garofalo
22 giuTempo di lettura: 2 min


Marcello Torre, l'avvocato del popolo
All’inizio degli anni Sessanta l’Italia sta cambiando volto. Le ferite della guerra lasciano gradualmente spazio alla crescita economica, alle nuove industrie e a una diffusa fiducia nel futuro. Le città si espandono, migliaia di persone si spostano verso le aree più sviluppate del Paese e le amministrazioni locali assumono un ruolo sempre più centrale nella gestione delle risorse e nello sviluppo dei territori. In questo scenario di trasformazione e di grandi opportunità, ac

Francesco Garofalo
12 giuTempo di lettura: 2 min


Renata Fonte, una donna contro tutti.
Renata Fonte aveva solo 33 anni quando venne assassinata. Tutto si consumò a Nardò, in Puglia, cuore del Salento ed uno degli angoli più suggestivi della regione.
Renata Fonte era un'assessora comunale, una donna determinata e profondamente impegnata nella tutela del bene comune che venne uccisa sull'uscio di casa la sera del 31 marzo 1984, dopo essere rientrata da una riunione del consiglio comunale.

Francesco Garofalo
6 giuTempo di lettura: 2 min


Giovanni Falcone e Paolo Borsellino: 34 anni dopo, il coraggio che continua a parlare all’Italia
Il 1992 è una ferita ancora aperta nella memoria collettiva italiana. A distanza di 34 anni dalle stragi di Capaci e Via D’Amelio, i nomi di Giovanni e Paolo continuano a rappresentare molto più di una pagina di storia: sono il simbolo di uno Stato che ha scelto di non piegarsi alla mafia.
Elisabetta De Sanso
23 magTempo di lettura: 2 min


Ricordare Falcone nell'Era della mafia trasformata in trend
Era il 23 maggio del 1992 quando nei pressi dell’autostrada A29, allo svincolo di Capaci, i giudici Giovanni Falcone e la moglie Francesca Morvillo, perdevano la vita insieme agli agenti della scorta.
Edera Anzalone
23 magTempo di lettura: 2 min


Buon compleanno, Giovanni
Il 1992 è stato un anno terribile. La mafia tra Trapani e Palermo, nel territorio di Capaci, fa saltare in aria il Giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e i valorosi uomini della scorta.
Il 18 maggio 1939, nel quartiere della Kalsa di Palermo, nasceva Giovanni Falcone, il magistrato che, insieme al collega ed amico Paolo Borsellino, ha dedicato la sua attività professionale e la sua vita ad una Sicilia rimasta per troppo tempo sepolta da tanti delitti di Cosa

Francesco Garofalo
17 magTempo di lettura: 2 min


Domenico Noviello, la storia di un uomo "ribelle" lasciato solo
''Se mi succede qualcosa, andate via. Significa che lo Stato ha perso''. Maria Rosaria Noviello ha ben impresso in mente il suono acre di queste parole, sottovalutate fintantoché non sono diventate cruda realtà. Gliele ha confidate sua madre, moglie di Domenico Noviello - "Mimmo", per gli amici di Castel Volturno - che ha appena denunciato una delle famiglie di punta del clan dei casalesi: i Bidognetti, capeggiati da Cicciotto 'e mezzanotte, che nei primi anni Duemila ha inst
Luca De Lellis
16 magTempo di lettura: 4 min


L’uragano in Onde Medie: Peppino e la Teoria del Colore contro il Grigio Mafioso
C’è un’estetica della ribellione che non passa per le armi, ma per la frequenza di un segnale radio e la purezza di uno sguardo. Peppino Impastato non era solo un attivista; era un “esteta della verità” in una terra dove il brutto veniva camuffato da “onore” e il silenzio era l’unica moneta di scambio accettata.
Giulia Cinti
8 magTempo di lettura: 4 min


I "baby boss" di camorra: un fenomeno sociale tra povertà educativa, vuoti istituzionali e cultura criminale
La criminalità minorile rappresenta oggi una delle sfide sociali più complesse e delicate del contesto italiano, soprattutto nelle aree urbanamente ed economicamente più fragili del Mezzogiorno. Tra i fenomeni che destano maggiore allarme pubblico vi è quello dei cosiddetti "baby boss", adolescenti e giovanissimi che, in alcune realtà, assumono ruoli di comando all'interno delle organizzazioni camorristiche.
Matteo Pinto
1 aprTempo di lettura: 11 min
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