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ASSOCIAZIONE ANTIMAFIA E DI PROMOZIONE DELLA LEGALITÀ


Don Sergio Ciresi nuovo parroco di Brancaccio. L'eredità di Don Pino Puglisi
Don Sergio Ciresi ha 55 anni ed è sacerdote dal 25 giugno 2016. Una vocazione arrivata tardi, dopo una vita già piena. È cresciuto in una famiglia cattolica, ha amato il mare, la moda e le feste e, prima di entrare in seminario, ha lavorato nell’Ufficio di Servizio Sociale per i Minorenni del Tribunale per i Minorenni di Palermo. «Da ragazzo sentivo di essere chiamato, ma era un segnale confuso. Dopo circa vent’anni è arrivato il mio eccomi», racconta.

Francesco Garofalo
3 giorni faTempo di lettura: 4 min


Tre uomini, tre storie per l'oggi
Rosario Livatino, giudice, sulla strada per Canicattì. Pino Puglisi, prete, nel cuore di Brancaccio. Peppino Diana, prete, nella sacrestia di Casal di Principe.

Francesco Garofalo
4 giorni faTempo di lettura: 2 min


Alberto Giacomelli, il giudice in pensione che Cosa Nostra non aveva dimenticato.
Il 14 settembre 1988, alle otto del mattino, in contrada Locogrande, alle porte di Trapani, veniva ucciso Alberto Giacomelli.
Non era un magistrato famoso. Non faceva interviste, non andava in televisione. Era un uomo di 69 anni ed era in pensione da quindici mesi. Aveva scelto di dedicarsi alla campagna, nel suo rifugio nelle campagne trapanesi.
Eppure Cosa Nostra non lo aveva dimenticato.

Francesco Garofalo
6 giorni faTempo di lettura: 2 min


15 SETTEMBRE 1993 - 15 SETTEMBRE 2026 DON PINO PUGLISI, 33 ANNI DOPO L'OMICIDIO: IL PRETE CHE SORRISE ALLA MAFIA
Il 15 settembre di 33 anni fa veniva ucciso a Brancaccio don Giuseppe Puglisi. Aveva 56 anni, compiuti proprio quel giorno. La sua colpa: aver tolto i ragazzi alla strada.

Francesco Garofalo
15 setTempo di lettura: 3 min


Carlo Alberto dalla Chiesa: un uomo dello Stato che scelse di non voltarsi dall’altra parte
Ci sono uomini che, con il loro esempio, riescono a diventare più grandi del tempo in cui hanno vissuto. Carlo Alberto dalla Chiesa è stato uno di questi uomini: un servitore dello Stato, un Carabiniere, un padre e un simbolo della lotta contro il terrorismo e la mafia.
La sua vita racconta una storia fatta di coraggio, disciplina e senso del dovere. Ma racconta anche qualcosa di profondamente attuale: la scelta di non rimanere indifferenti davanti all’illegalità.
Elisabetta De Sanso
3 setTempo di lettura: 3 min


LIBERO GRASSI - L'UOMO CHE DISSE NO
Il 29 agosto 1991, alle 7.30 del mattino, in via Alfieri a Palermo, un uomo va a lavorare come ogni mattina. Ha 67 anni, guida la sua azienda tessile, la Sigma. Due colpi. A terra. Così Cosa Nostra uccide Libero Grassi.

Francesco Garofalo
29 agoTempo di lettura: 2 min


Giuseppe Russo, il colonnello che sapeva troppo
Il Tenente Colonnello Giuseppe Russo non è un nome da archivio. Uomo di fiducia del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa quando Dalla Chiesa era a Corleone negli anni '50. Comandante del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Palermo, operava in un ambiente ad altissimo rischio e di omertà tradizionale. La sua ''colpa''? Fare il suo dovere con coraggio e capacità professionale fuori dal comune.

Francesco Garofalo
28 agoTempo di lettura: 2 min


Boris Giuliano: il poliziotto che insegnò a seguire i soldi
C'è una frase che Giovanni Falcone ripeteva ai suoi giovani sostituti: "Seguite i soldi". Quella frase l'aveva imparata da lui. Da Giorgio Boris Giuliano.
Nato a Piazza Armerina il 22 ottobre 1930, figlio di un sottufficiale della Marina, Giuliano entra in Polizia nel 1962. Non è il poliziotto classico. È laureato, ha studiato a Messina, è appassionato di gialli, parla inglese. Si specializza anche a Quantico, presso l'FBI, e stringe rapporti con la DEA americana quando in I

Francesco Garofalo
21 agoTempo di lettura: 3 min


Ninni Cassarà, il commissario che guardava oltre
«Mio marito mi disse: "Siamo morti che camminano"». Un'amara e tristissima affermazione della moglie di Ninni Cassarà. Il commissario, che lavorava a stretto contatto con Giovanni Falcone, Rocco Chinnici e Paolo Borsellino, fu ucciso dalla mafia il 6 agosto 1985.

Francesco Garofalo
2 agoTempo di lettura: 1 min


Gaetano Costa e Ninni Cassarà: due servitori dello Stato nella lotta contro la mafia
La storia della lotta alla mafia è fatta di uomini e donne che hanno scelto di mettere il proprio dovere al di sopra della paura. Magistrati, poliziotti e rappresentanti delle istituzioni hanno affrontato Cosa Nostra con coraggio, spesso pagando con il prezzo della vita per difendere la legalità e i valori dello Stato. Il loro impegno ha contribuito a cambiare il modo di contrastare la criminalità organizzata, dimostrando che la mafia può essere combattuta attraverso indagini
Acanfora Sasha
1 agoTempo di lettura: 4 min


Rocco Chinnici: il magistrato che cambiò per sempre la lotta alla mafia
Ci sono uomini che riescono a lasciare un segno profondo nella storia non solo per ciò che hanno fatto, ma soprattutto per le idee che hanno avuto. Rocco Chinnici è stato uno di questi. Magistrato coraggioso, innovatore e servitore dello Stato, comprese prima di molti altri che la mafia poteva essere combattuta solo attraverso un lavoro di squadra, rompendo l'isolamento in cui troppo spesso operavano i magistrati.
Elisabetta De Sanso
29 lugTempo di lettura: 2 min


Rocco Chinnici, il padre del pool antimafia
Il 29 luglio 1983, una Fiat 127 imbottita di esplosivo, parcheggiata davanti alla sua abitazione a Palermo, fu fatta esplodere dal killer mafioso Antonino Madonia.
Nell'attentato persero la vita il consigliere istruttore Rocco Chinnici, il maresciallo dei Carabinieri Mario Trapassi, l'appuntato Salvatore Bartolotta, componenti della scorta del magistrato, e il portiere dello stabile di via Pipitone Federico Stefano Li Sacchi.

Francesco Garofalo
29 lugTempo di lettura: 1 min


Peppe Montana: il coraggio dell'antimafia del giorno prima
Ci sono date che non si possono dimenticare.
Il 28 luglio 1985, Beppe Montana, dirigente della Squadra Mobile di Palermo, fu assassinato da Cosa nostra. Aveva 33 anni ed era tra i protagonisti della caccia ai grandi latitanti. Entrò giovanissimo in polizia e divenne responsabile della sezione Catturandi della Squadra Mobile del capoluogo siciliano.

Francesco Garofalo
28 lugTempo di lettura: 1 min


Alfonso Giordano, il Presidente del Maxi processo
Rimane nella storia giudiziaria la lettura del dispositivo con cui, dopo 349 udienze e 35 giorni di camera di consiglio, inflisse 346 condanne – 19 ergastoli e 2.665 anni di carcere – a capimafia, "colonnelli", gregari e picciotti di Cosa nostra. Onore al giudice Alfonso Giordano, che presiedette la Corte d'assise di Palermo nel primo maxiprocesso alla mafia, istruito da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, che portò alla sbarra tutti i capi mandamento: tra gli altri, Salvato

Francesco Garofalo
24 lugTempo di lettura: 1 min


Paolo Borsellino, 34 anni dopo: il coraggio della legalità che continua a vivere
Il 19 luglio 1992 l'Italia perse uno dei suoi servitori dello Stato più coraggiosi. In via D'Amelio, a Palermo, una strage mafiosa pose fine alla vita del magistrato Paolo Borsellino e dei cinque agenti della sua scorta: Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.
Elisabetta De Sanso
19 lugTempo di lettura: 2 min


Paolo: il magistrato che si rivolse a noi come un padre
Era il 19 luglio del 1992 quando la mafia decise di porre fine alla vita del giudice Paolo Borsellino e di cinque dei sei agenti della sua scorta: Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Emanuela Loi, Claudio Traina e Vincenzo Fabio Li Muli. Paolo dopo la morte di Falcone, sapeva che quello stesso destino lo avrebbe travolto poco tempo dopo. Per questo aveva cercato di vivere ogni secondo al massimo, portando avanti la lotta che l’amico e collega voleva completare. In quel ca
Edera Anzalone
19 lugTempo di lettura: 2 min


Paolo Borsellino, l'eredità di chi non si è piegato
"La mafia uccide, il silenzio pure."
Questa frase, divenuta nel tempo uno dei simboli della lotta alla criminalità organizzata, continua a riecheggiare ogni volta che il calendario segna 19 luglio. Non è soltanto il ricordo di una strage. È il richiamo a una responsabilità collettiva, quella di non lasciare che il tempo trasformi una tragedia nazionale in una semplice ricorrenza. Qualsiasi esplosione lascia il segno. Alcune distruggono edifici, altre cambiano per sempre la st
Giulia Cinti
18 lugTempo di lettura: 10 min


La Fiat Croma
Questa Fiat Croma non è un'auto qualsiasi. Il 23 maggio 1992 percorreva l'autostrada A29, di ritorno dall'aeroporto di Punta Raisi. A bordo viaggiavano Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e l'autista giudiziario Giuseppe Costanza. Pochi istanti dopo, circa 500 chilogrammi di tritolo fecero esplodere un tratto dell'autostrada a Capaci, spezzando la vita del giudice Falcone, di Francesca Morvillo e degli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Mon

Francesco Garofalo
17 lugTempo di lettura: 1 min


Verso il 19 luglio
Alle 16.58 del 19 luglio 1992, una Fiat 126 imbottita di tritolo, parcheggiata sotto l'abitazione dell'anziana madre, esplose al passaggio di Paolo Borsellino. Rimasero uccisi anche i cinque agenti della sua scorta: Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.

Francesco Garofalo
5 lugTempo di lettura: 2 min


Chi ha ucciso Losardo?
Da quel 21 giugno 1980, di anni ne sono passati, ma il ricordo del delitto rimane aperto. A Cetraro, Giannino Losardo, già sindaco, segretario capo presso la Procura della Repubblica di Paola e dirigente del Partito Comunista Italiano ha segnato uno spartiacque.

Francesco Garofalo
22 giuTempo di lettura: 2 min
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