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Ciccio Vinci: la bellezza del fresco profumo della libertà

  • Immagine del redattore: Francesco Garofalo
    Francesco Garofalo
  • 20 dic 2025
  • Tempo di lettura: 2 min

Cittanova, è un paese della Piana di Gioia Tauro, fa parte del Parco Nazionale d’Aspromonte e sorge in uno splendido scenario naturale, stretto tra il fiume Vacale e il torrente Serra. Qui nasce, Francesco Vinci, detto Ciccio. Come Peppe Valarioti, della vicina Rosarno, anche lui fa parte di quella schiera di giovani con il "vizio" della politica, soprattutto, quello di opporsi al puzzo delle cosche dominanti. Ciccio, da liceale e da militante, denuncia, parla, fa nomi e cognomi. Al sud, per chi va controcorrente, dietro l'angolo c'è sempre pronto qualcuno a farti fuori.


Il contesto, in cui opera è fatto di faide tra le famiglie, di omertà, la lupara non risparmia niente e nessuno. Quando venne assassinato, aveva solo 18 anni, esattamente il 10 dicembre 1976. Il giorno delle sue esequie, succede però qualcosa di straordinario: partecipa una folla mai vista prima. Il suo omicidio fa rumore, arriva fino nelle aule parlamentari. Concetta Giovinazzo, ex compagna di classe a cui Ciccio Vinci era particolarmente affezionato al Corriere della Calabria dichiara: "era convinto che dovevamo essere noi a dare una svolta, a cambiare le cose. Non potevamo più fingere di non vedere e non sentire. Lui credeva nelle sue idee e ci credevamo un po’ tutti. Con lui sono morti i nostri ideali".


Un giovane che Don Luigi Ciotti ha definito “davvero giusto”, simbolo della libertà per le future generazioni nella lotta alla ‘ndrangheta. Ciccio Vinci, era nato a Cittanova il 27 gennaio del 1958. Era un ragazzo, ma era già una sorta di icona tra i coetanei, la sua forte personalità ne aveva fatto subito un leader.


"Avevamo capito che la lotta alla mafia non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale, che coinvolgesse tutti, specialmente le giovani generazioni (…) le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e, quindi, della complicità”. Sono le parole del Giudice Paolo Borsellino, pronunciate dopo la strage di Capaci del 23 maggio 1992 e pochi giorni prima di essere assassinato, il 19 luglio di quello stesso anno.



 
 
 

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