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Ecomafie: un'emergenza ambientale e sociale ancora irrisolta

  • Giulia Cinti
  • 7 nov 2025
  • Tempo di lettura: 2 min

Nel 1994 l’associazione ambientalista Legambiente ha introdotto il termine “ecomafia”, coniato specificatamente per designare l’insieme delle attività illegali che danneggiano l’ambiente e che vedono il coinvolgimento delle attività mafiose.


Sebbene sia un fenomeno diffuso su scala nazionale e internazionale, queste pratiche di sfruttamento illegale nel nostro territorio si registrano prevalentemente nelle regioni meridionali, Campania, Calabria, Puglia e Sicilia, dove la presenza della criminalità organizzata è storicamente più radicata.


Tra le molteplici forme assunte dal fenomeno, le più rilevanti sicuramente sono: il traffico e lo smaltimento illecito di rifiuti, spesso tossici, attraverso roghi che rilasciano nell’aria sostanze nocive come la diossina; l’abusivismo edilizio, che deturpa il territorio; il bracconaggio con il quale consegue il traffico di specie protette.

Tutte queste sono le attività principali che si inseriscono in una complessa rete di reati ambientali che alimentano un sistema economico illegale basato sullo sfruttamento del territorio e sull’indifferenza verso la tutela ambientale, compromettendo in tal senso gli ecosistemi naturali.


Nonostante la lotta contro i delitti ambientali sia iniziata a partire dalla metà degli anni ’90, tuttavia solo nel 2015 è stata introdotta nel codice penale la Legge n.68, detta anche Legge sugli Ecoreati. Questa prevede multe o diversi anni di reclusione per coloro che compiono atti illeciti nei confronti dell’ambiente provocando inquinamento o disastro ambientale, o per coloro che risultano essere coinvolti nel traffico di materiali radioattivi, o ancora, che omettono la bonifica dei siti contaminati. La norma mira inoltre a responsabilizzare le imprese e incoraggiare il ravvedimento operoso, premiando chi collabora al ripristino dei luoghi danneggiati. In tal modo, lo Stato, pur avendo dotato l’ordinamento di strumenti più efficaci per contrastare le ecomafie e proteggere il territorio, con questa norma sicuramente non ha estinto il problema.


Questa minaccia per l’ambiente, l’economia e la la salute pubblica, può essere contrastata solo attraverso un cambiamento culturale profondo, fondato sul rispetto e la tutela dell’ambiente come bene comune, per garantire alle prossime generazioni un futuro sostenibile.

 
 
 

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