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Non invano i venti hanno soffiato

  • Immagine del redattore: Francesco Garofalo
    Francesco Garofalo
  • 6 nov 2025
  • Tempo di lettura: 2 min

Si parla tanto di libertà di stampa, ma molto spesso si dimentica chi, per amore - e solo per amore - della verità, ha pagato con il prezzo della vita. Chi è il giornalista? Consuma le suole delle scarpe, macina chilometri, va in profondità, ama la verità, soprattutto quella più scomoda. Non scende a compromessi, dà voce alla povera gente, denuncia il malaffare, sa di dover pagare un prezzo, come Giancarlo Siani, giovane cronista del Mattino di Napoli, barbaramente assassinato sotto casa nel quartiere residenziale del Vomero, il 23 settembre 1985, alla sola età di 26 anni.


Appartenente ad una famiglia della borghesia medio-alta napoletana, Siani aveva frequentato con ottimo profitto il liceo classico al "Giovanbattista Vico" dove, alla cultura classico-umanistica aveva affiancato quel fermento politico dei movimenti studenteschi, conosciuto come "i ragazzi del 77". Un ragazzo come tanti, ma con uno sguardo curioso sul mondo, un sorriso ironico e con il piglio di ficcare il naso ovunque. Per questo ragazzo, che va controcorrente, che ha preso la giostra dalla parte sbagliata le cose non vanno bene, perché è un brutto vizio quello di essere con la schiena dritta. Dalle nostre parti, si può essere anche coraggiosi, la lista di quelli che vogliono farti fuori in una maniera o nell'altra è sempre più lunga. Lui è un giornalista, tra l'altro precario e sa che quello è il suo dovere: lo aveva sempre sognato e lo ha fatto. Il suo esempio continua a vivere nelle nuove generazioni.


Giancarlo parlava ai ragazzi con sincerità e coraggio, e oggi soprattutto gli studenti percepiscono quel modello di giornalismo: un giornalismo impegnato, onesto e vicino alla realtà. In questo senso, il suo testimone non è solo un giornalista contemporaneo, ma tutti coloro che continuano a coltivare la sua etica professionale e a raccontare storie scomode con responsabilità.


 
 
 

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