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Placido Rizzotto: coraggio, dignità e impegno.

  • Immagine del redattore: Francesco Garofalo
    Francesco Garofalo
  • 19 mar
  • Tempo di lettura: 1 min

La schiena dei contadini è curva, il viso segnato dalle rughe della sofferenza. L'animo, trafitto dai soprusi, dall'arroganza e dalla sopraffazione mafiosa. A difenderli c'è Placido Rizzotto, nato a Corleone il 2 gennaio 1914.

Un'infanzia marcata la sua, rimane orfano di madre e suo padre viene arrestato con l’accusa di far parte di un’associazione mafiosa. Una circostanza che lo porta ad abbandonare gli studi per stare accanto alla famiglia. Si arruola tra le fila della resistenza partigiana e - tornato in Sicilia - inizia la sua attività politica e sindacale: prima Presidente dell’ANPI di Palermo, col tempo diventa esponente di spicco del Partito Socialista, poi della CGIL fino ad essere eletto Segretario della Camera del Lavoro di Corleone. Sostenitore delle lotte dei contadini e dei braccianti agricoli, da troppo tempo sotto l'oppressione dei grandi latifondisti e della mafia, riceve numerose pressioni perché rinunci alle sue battaglie, ma Placido non si piega.

La notte del 10 marzo 1948 Placido Rizzotto viene rapito da Luciano Liggio, Pasquale Criscione e Vincenzo Collura su mandato del capomafia, il medico Michele Navarra, e viene barbaramente ucciso e gettato in una foiba a Rocca Busambra. Le indagini vengono condotte dall’allora capitano dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa che arresta i responsabili. I resti di Placido verranno ritrovati solo il 7 luglio 2009.



 
 
 

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