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Buon compleanno, Giovanni

  • Immagine del redattore: Francesco Garofalo
    Francesco Garofalo
  • 6 giorni fa
  • Tempo di lettura: 2 min

Il 1992 è stato un anno terribile. La mafia tra Trapani e Palermo, nel territorio di Capaci, fa saltare in aria il Giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e i valorosi uomini della scorta.


Il 18 maggio 1939, nel quartiere della Kalsa di Palermo, nasceva Giovanni Falcone, il magistrato che, insieme al collega ed amico Paolo Borsellino, ha dedicato la sua attività professionale e la sua vita ad una Sicilia rimasta per troppo tempo sepolta da tanti delitti di Cosa Nostra. 

Falcone fu uno dei primi ad identificare Cosa Nostra come vera e propria organizzazione criminale, smascherandone le fitte trame, attraverso un lavoro meticoloso di indagini accurate e condiviso con il pool antimafia. Un lavoro che sfociò nel Maxiprocesso del 1986, grazie al quale furono condannati 346 degli imputati legati a Cosa Nostra, tra i quali: Totò Riina, Michele Greco, Pippo Calò e tutti i capi mandamenti delle province siciliane. Anche i "colletti bianchi", dall'ex sindaco di Palermo, Vito Ciancimino ai cugini Ignazio e Nino Salvo. 

Nel 1991 Falcone lascia Palermo per trasferirsi al Ministero di Grazia e Giustizia, dove assume l'incarico di Direttore degli Affari Penali.


Il 23 maggio del 1992, allo svincolo di Capaci, rientrando a Palermo insieme alla moglie Francesca Morvillo, circa 500 kg di tritolo fecero saltare in aria l’auto in cui i due viaggiavano, preceduti dagli uomini della scorta: Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro. E se quella terribile esplosione ha fermato fisicamente la corsa del giudice Falcone, così non è stato per le sue idee. 


Ancora oggi, molte delle sue frasi rappresentano pietre miliari della lotta alla mafia, pilastri su cui fondare il vero senso di legalità. Nel giorno del compleanno di Giovanni Falcone, ne vogliamo ricordare qualcuna:


“La mafia non è affatto invincibile; è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine. Piuttosto, bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave; e che si può vincere non pretendendo l’eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni“.
“Ci si dimentica che il successo delle mafie è dovuto al loro essere dei modelli vincenti per la gente. E che lo Stato non ce la farà fin quando non sarà diventato esso stesso un modello vincente”.
“Per lungo tempo si sono confuse la mafia e la mentalità mafiosa, la mafia come organizzazione illegale e la mafia come semplice modo di essere. Quale errore! Si può benissimo avere una mentalità mafiosa senza essere un criminale“.
“Che le cose siano così, non vuol dire che debbano andare così. Solo che quando si tratta di rimboccarsi le maniche e cambiare, c’è un prezzo da pagare. Ed è allora che la stragrande maggioranza preferisce lamentarsi piuttosto che fare“.
“L’importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa. Ecco, il coraggio è questo, altrimenti non è più coraggio, è incoscienza“.


 
 
 

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