PIALE, LA BREZZA DI NINO SCOPELLITI

Piale di Campo Calabro è un posto suggestivo con una posizione panoramica sullo Stretto e si allunga verso sud su due costoni del torrente Campanella, sulle colline che sovrastano Cannitello. Da lassù si ammira la bellezza della Costa Viola. Quella costa che Omero chiamava delle Sirene e che oggi guarda la Sicilia, a un tiro di sasso. Ma a Piale, il 9 agosto del 1991, è successo qualcosa che ha cambiato il corso della storia d'Italia.
Nel punto più alto, in una curva anonima poco prima del rettilineo che immette nell'abitato di Campo Calabro, si è fermata drammaticamente la vita di uno dei più valorosi uomini dello Stato: il giudice Antonino Scopelliti. Sulla collina che sovrasta l'intera costa si respira un'aria che ti entra dentro. Si sente una leggera brezza che sale dallo Stretto. È il soffio di Nino Scopelliti. Quel giorno era a bordo della propria autovettura, la sua BMW 318 grigio metallizzata, e viaggiava in direzione della casa paterna di ritorno dal mare. Era arrivato nel paese d'origine per trascorrere qualche giorno di vacanza - era rimasto in servizio a Roma fino alla fine di luglio - e si era fatto spedire da Roma, in Calabria, gli atti del Maxi-processo a Cosa Nostra per cominciarne lo studio in vista del giudizio di legittimità in cui avrebbe rappresentato la pubblica accusa.
All'altezza di quella curva, il magistrato viene raggiunto da due colpi calibro 12, che lo colpiscono alla testa e al collo, causandone l'immediato decesso: la macchina finisce la corsa, senza controllo, in un terrapieno, facendo inizialmente pensare che la causa del decesso fosse da imputare a un banale incidente stradale.
Entrato in Magistratura all'età di 24 anni - un ragazzo - si era occupato dei più importanti processi di mafia e terrorismo della storia repubblicana: il cosiddetto processo "Valpreda" per la strage di Piazza Fontana a Milano, il processo per la strage di Piazza della Loggia a Brescia, quello per l'omicidio dell'on. Aldo Moro e della sua scorta, e quelli per l'assassinio del colonnello dei Carabinieri Antonio Varisco e per l'uccisione del capitano Emanuele Basile. Come Sostituto Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione rappresenterà la pubblica accusa nei processi per la morte del Consigliere Istruttore Rocco Chinnici e della sua scorta, nonché quelli per gli omicidi del giudice Vittorio Occorsio e del giudice Mario Amato, uccisi dai terroristi neri. Era stato designato a rappresentare la pubblica accusa nel giudizio di legittimità nel cosiddetto Maxi-processo a Cosa Nostra.
Verrà barbaramente ucciso il 9 agosto del 1991 prima di poter adempiere anche a questo delicato incarico. I processi celebrati per l'omicidio del giudice Scopelliti non sono riusciti a far luce completamente sulle reali responsabilità dello stesso. Sappiamo oggi che a ucciderlo fu un patto tra Cosa Nostra e 'ndrangheta. Nel giorno dell'anniversario della tragica scomparsa, il Consiglio Superiore della Magistratura vuole ricordare l'impegno e le capacità del magistrato attraverso alcuni atti del fascicolo personale dello stesso che ne ripercorrono la carriera, e le sentenze che si sono occupate dell'omicidio del magistrato.
Finché sentiremo quella brezza sullo Stretto, sapremo che Nino Scopelliti non è morto invano.





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