In Protomoteca a Roma, I Ragazzi di Via D'Amelio incontrano gli studenti

Intervista a Giuseppe Lumia, già Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia.
Nella prestigiosa Sala della Protomoteca in Campidoglio, i Ragazzi di Via D'Amelio hanno incontrato gli studenti di Tor Bella Monaca e di altri istituti presentando "Cinque passi verso una comunità". Che valore ha un incontro così, in un luogo così simbolico?
"È un segnale fortissimo. La Protomoteca è il cuore civile di Roma, Tor Bella Monaca è una delle sue periferie più ferite ma anche più vive. Mettere insieme questi due mondi è fare esattamente ciò che la lotta alle mafie richiede: ricucire. Quei giovani preparati, con piglio educativo e sociale, hanno capito una cosa che spesso la politica dimentica: la legalità non si predica dall'alto, si costruisce dal basso, creando ponti di ascolto e dialogo.
Al centro c'è il loro manuale, "Cinque passi verso una comunità". Non è un semplice libretto su famiglia, scuola, voto, volontariato e lavoro...
"Esatto. È una proposta politica nel senso più alto del termine. Loro dicono: per battere le mafie non basta la repressione, serve una risposta preventiva. E questa risposta è la ricostruzione della comunità. Dove la comunità è forte, la mafia è debole. Dove ci sono legami, responsabilità, partecipazione e solidarietà, non c'è spazio per la rassegnazione, la dipendenza, la cultura mafiosa".
Partiamo dal primo passo: la FAMIGLIA.
"La famiglia è la prima comunità. È lì che impariamo a vivere insieme, a dialogare, a condividere, a rispettare l'altro. È lì che maturano gli anticorpi all'individualismo, alla prepotenza, a quel "pensare" e "agire" tipico della mentalità mafiosa. Se in famiglia si impara la libertà, fuori non si cerca il padrino".
Il secondo passo è la SCUOLA.
"La scuola non è solo nozioni e competenze. È una comunità dove si impara lo spirito critico, a scegliere con la propria testa, a conoscere il diverso, a vivere la solidarietà. Portare i ragazzi di Tor Bella Monaca in Campidoglio significa dirgli: la scuola vi può portare ovunque, se diventa comunità educante.
Terzo: la COSA PUBBLICA e il VOTO.
"Questo è decisivo. Informarsi, comprendere, scegliere. La mafia vuole sudditi, spettatori, gente che delega o che si vende per un favore. La democrazia ha bisogno del contrario: cittadini consapevoli che partecipano, che si assumono la responsabilità del cambiamento e che così rompono le collusioni. Il voto non è una formalità, è un atto di liberazione.
Quarto passo: il VOLONTARIATO.
"Il volontariato rompe l'individualismo. Ti insegna che i bisogni dell'altro sono parte della tua comunità. E attenzione: come dicono bene i Ragazzi di Via D'Amelio, non un volontariato che crea dipendenza, ma che restituisce dignità, autonomia e protagonismo. Che genera nuova solidarietà. È l'opposto esatto del welfare mafioso".
Quinto e ultimo passo: il LAVORO.
Non solo reddito, ma realizzazione della persona e contributo al progresso della società. Lavoro come scelta, passione, responsabilità, sacrificio, senso del dovere. Quando il lavoro è questo, è già antimafia. Perché sottrae le persone al ricatto.
Cosa l'ha colpita di più di quella mattinata in Protomoteca?
"La capacità di questi ragazzi di creare ponti. Hanno messo intorno allo stesso tavolo studenti, istituzioni, Magistratura, Comune, Università e chi ogni giorno a Tor Bella Monaca lavora con coraggio e progettualità. Non hanno fatto una lezione, hanno costruito una comunità. E questo è il filo che tiene insieme i cinque passi: ricostruire legami per rendere più forte lo Stato e più deboli le mafie. È lì la vera sfida".





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