Il Bunkerino di Falcone e Borsellino

Ci si entra con un’autorizzazione. Si apre una porta blindata, si chiude e il rumore del corridoio si attenua. È il Bunkerino. Un luogo riservato del Palazzo di Giustizia di Palermo, negli ambienti in cui Giovanni Falcone e Paolo Borsellino lavorarono negli anni più difficili della lotta alla mafia.
Non lo scelsero per comodità. Lo scelsero per lavorare in maggiore sicurezza. Dopo l’omicidio di Rocco Chinnici, il capo del Pool Antimafia fatto saltare in aria il 29 luglio 1983 con un’autobomba contenente 75 chili di tritolo, Falcone comprese quanto fosse necessario proteggere le conversazioni investigative. Così gli uffici vennero trasferiti in locali più riservati, dotati di porta blindata e sistemi di sicurezza.
Lì dentro si lavorava per ricostruire dall’interno l’organizzazione di Cosa Nostra. Lì dentro si lavorava per ore interminabili, tra verbali, documenti bancari e atti giudiziari. È lì dentro che si sviluppò una parte fondamentale di quel lavoro.
Nel luglio 1984, Falcone interrogò Tommaso Buscetta, il Boss dei due mondi, dopo la sua estradizione dal Brasile e la decisione di collaborare con la giustizia. Le sue dichiarazioni, raccolte nel corso di settimane di interrogatori, rivelarono elementi fondamentali sull’organizzazione di Cosa Nostra, le sue regole, le gerarchie e la Cupola.
Fino ad allora, dimostrare l’esistenza di Cosa Nostra come organizzazione unitaria era stato estremamente difficile. Buscetta fornì a Falcone elementi decisivi per ricostruire la struttura dell’organizzazione e le responsabilità dei suoi appartenenti.
In quegli anni si consolidò anche il metodo Falcone: seguire i soldi. I documenti bancari, gli assegni e i conti finanziari erano strumenti fondamentali per ricostruire gli affari mafiosi. Falcone aveva capito che per colpire Cosa Nostra bisognava ricostruirne anche i patrimoni e i flussi di denaro.
Oggi il Bunkerino è un luogo della memoria. Gli ambienti sono stati ricostituiti a fini museali, conservando mobili, documenti e oggetti legati all’attività dei due magistrati. Sulle scrivanie e negli spazi espositivi si trovano testimonianze del loro lavoro, fotografie e materiali giudiziari che ricordano gli anni del Pool Antimafia.
Giovanni Falcone morì con la moglie Francesca Morvillo nella strage di Capaci, il 23 maggio 1992. Paolo Borsellino fu ucciso in via D’Amelio il 19 luglio 1992.
Si entra secondo le modalità di accesso previste dal Palazzo di Giustizia. Gli studenti che visitano questi ambienti possono conoscere da vicino il lavoro dei due magistrati e comprendere il prezzo pagato da chi ha scelto di combattere la mafia.
Perché quella luce, per chi crede nella giustizia, non si è mai spenta.





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