Rocco Chinnici, il padre del pool antimafia
- Francesco Garofalo

- 29 lug
- Tempo di lettura: 1 min
Il 29 luglio 1983, una Fiat 127 imbottita di esplosivo, parcheggiata davanti alla sua abitazione a Palermo, fu fatta esplodere dal killer mafioso Antonino Madonia.
Nell'attentato persero la vita il consigliere istruttore Rocco Chinnici, il maresciallo dei Carabinieri Mario Trapassi, l'appuntato Salvatore Bartolotta, componenti della scorta del magistrato, e il portiere dello stabile di via Pipitone Federico Stefano Li Sacchi.
Rocco Chinnici nacque a Misilmeri il 19 gennaio 1925. Dopo aver conseguito la maturità classica nel 1943 presso il Liceo Classico "Umberto I" di Palermo, si iscrisse alla Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Palermo, laureandosi il 10 luglio 1947. Nel 1952 entrò in magistratura presso il Tribunale di Trapani. Nel maggio 1966 fu trasferito all'Ufficio Istruzione del Tribunale di Palermo come giudice istruttore e, nel novembre 1979, venne nominato Consigliere Istruttore.
Chinnici è considerato il padre del Pool Antimafia. Fu lui a riunire magistrati come Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e Giuseppe Di Lello, introducendo un innovativo metodo di lavoro collegiale che pose le basi del maxiprocesso contro Cosa Nostra, celebrato alcuni anni dopo la sua uccisione.
La consapevolezza del rischio
In una delle sue ultime interviste, Chinnici dichiarò:
«La cosa peggiore che possa accadere è essere ucciso. Io non ho paura della morte e, anche se cammino con la scorta, so benissimo che possono colpirmi in ogni momento. Spero che, se dovesse accadere, non succeda nulla agli uomini della mia scorta. Per un magistrato come me è normale considerarsi nel mirino delle cosche mafiose. Ma questo non impedisce né a me né agli altri giudici di continuare a lavorare.»
(archivio antimafia.org)





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