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Renata Fonte, una donna contro tutti.

  • Immagine del redattore: Francesco Garofalo
    Francesco Garofalo
  • 6 giu
  • Tempo di lettura: 2 min

Renata Fonte aveva solo 33 anni quando venne assassinata. Tutto si consumò a Nardò, in Puglia, cuore del Salento ed uno degli angoli più suggestivi della regione.

Renata Fonte era un'assessora comunale, una donna determinata e profondamente impegnata nella tutela del bene comune che venne uccisa sull'uscio di casa la sera del 31 marzo 1984, dopo essere rientrata da una riunione del consiglio comunale.


Negli anni Ottanta la costa di Nardò era un territorio fragile, un territorio esposto agli interessi della speculazione edilizia. Renata intuì con largo anticipo la necessità di difendere quel patrimonio naturalistico dall'aggressione della speculazione edilizia, per evitare che uno dei luoghi più belli d'Italia venisse irrimediabilmente compromesso.

Il suo impegno la portò a contrastare interessi illeciti legati alla speculazione edilizia nell'area di Porto Selvaggio. Per questo pagò il prezzo più alto. Con il suo assassinio non fu colpita soltanto una donna, ma anche l'idea di una politica intesa come servizio alla comunità e difesa della legalità.


Renata Fonte è ricordata oggi come la prima donna impegnata nelle istituzioni politiche ad essere uccisa dalla mafia in Italia.

Difendere un paesaggio, un bene comune, una costa, un pezzo di futuro può sembrare una battaglia minore. Eppure, se ancora oggi Porto Selvaggio conserva intatta la sua straordinaria bellezza, lo si deve anche al coraggio e alla lungimiranza di una donna che sacrificò la propria vita per proteggerlo.


Eletta nel 1982, ricoprì gli incarichi di assessora alle Finanze e successivamente alla Pubblica Istruzione e alla Cultura del Comune di Nardò. In quegli anni, spesso lasciata sola nella sua battaglia, iniziò a denunciare e contrastare gli illeciti che minacciavano l'area di Porto Selvaggio, oggi parte del Parco Naturale Regionale Porto Selvaggio e Palude del Capitano.


Nel 1998, in sua memoria, nacque l'associazione "Donne Insieme", con l'obiettivo di promuovere la cultura della legalità e della nonviolenza sul territorio.

L'eredità morale e civile di Renata Fonte continua a vivere grazie all'impegno di quanti ne custodiscono il ricordo e, in particolare, alla forza e alla testimonianza delle figlie Viviana e Sabrina.

 
 
 

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