Ninni Cassarà, il commissario che guardava oltre
- Francesco Garofalo
- 5 giorni fa
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«Mio marito mi disse: "Siamo morti che camminano"». Un'amara e tristissima affermazione della moglie di Ninni Cassarà. Il commissario, che lavorava a stretto contatto con Giovanni Falcone, Rocco Chinnici e Paolo Borsellino, fu ucciso dalla mafia il 6 agosto 1985.
A distanza di tanti anni, rimane la toccante testimonianza rilasciata al Corriere della Sera dalla moglie, Laura Iacovoni:
«Viveva e lavorava in un isolamento tangibile, segnalato, ignorato. Se vieni additato come colui che porta avanti le indagini con più convinzione degli altri, diventi il nemico numero uno e ti fanno fuori. Alla Squadra Mobile Ninni poteva contare solo su un piccolo gruppo di uomini sicuri e fedeli, niente più».
Quel giorno drammatico, Laura Iacovoni si affacciò al balcone della loro casa di via Croce Rossa, a Palermo, per salutare il marito al suo rientro. Un commando mafioso armato di Kalashnikov aprì il fuoco, uccidendo Ninni Cassarà e l'agente di scorta Roberto Antiochia. Attimi prima, dal balcone, Laura aveva assistito insieme alla figlia alla sparatoria. Subito dopo scese le scale del palazzo e raggiunse il corpo senza vita del marito.
Roberto Antiochia tentò di fare da scudo al suo superiore per consentirgli di mettersi in salvo, ma la raffica di colpi esplosi con i fucili d'assalto non lasciò scampo ai due poliziotti. Ninni Cassarà aveva solo 38 anni, mentre Roberto Antiochia ne aveva 23.
Fu il frutto di una strategia ben precisa: eliminare gli uomini dello Stato che avevano osato spingersi nelle indagini sui "santuari" di Cosa Nostra, ritenuti fino ad allora intoccabili.

