Nella Sibaritide si spara senza esclusioni di colpi

Nella Sibaritide si spara senza esclusioni di colpi. La città di Cassano non ci sta. "Convertitevi e deponete le armi". È il duro monito di Mons. Francesco Savino, Vescovo della città delle terme e Vice Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, nel corso del suo articolato intervento, all'assemblea pubblica di concerto con la locale amministrazione comunale, a seguito del grave fatto di sangue. Ha pronunciato una testimonianza forte e amore per la sua terra. Non un semplice discorso istituzionale, ma un autentico esercizio della dimensione profetica del Vangelo. Cosa significa essere un "vescovo profetico" oggi in Calabria? "Significa - ha affermato -, non cedere alla tentazione della neutralità di facciata o del silenzio prudente. Significa incarnare le parole forti di Papa Francesco che proprio nella Sibaritide ha gridato la scomunica per i mafiosi". Monsignor Savino, ha fatto di quel mandato il pilastro della sua pastorale, ricordandoci costantemente che "chi tace è complice della 'ndrangheta" e che la rassegnazione è il carburante dei clan. Di fronte alla ferocia criminale, che ciclicamente insanguina le strade del territorio, la sua voce si alza netta, priva di ambiguità: chiama alla conversione e alla responsabilità, di deporre le armi e convertirsi; ai cittadini chiede un sussulto di dignità collettiva per rompere i muri della paura". Cita don Pino Puglisi e Don Giuseppe Diana. Ha poi rimarcato: "Cassano non è solo terra di ndrangheta, è anche fatta di tanta gente onosta, di tanti giovani, di tante imprese sane, che non ci stanno". Infine, ma non per ultimo, ha chiesto di collaborare con l'Ufficio della legalità della diocesi, diretto da don Marcello Cozzi, sacerdote da anni impegnato nella lotta alle mafie.





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