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Marcello Torre, l'avvocato del popolo

  • Immagine del redattore: Francesco Garofalo
    Francesco Garofalo
  • 3 giorni fa
  • Tempo di lettura: 2 min

All’inizio degli anni Sessanta l’Italia sta cambiando volto. Le ferite della guerra lasciano gradualmente spazio alla crescita economica, alle nuove industrie e a una diffusa fiducia nel futuro. Le città si espandono, migliaia di persone si spostano verso le aree più sviluppate del Paese e le amministrazioni locali assumono un ruolo sempre più centrale nella gestione delle risorse e nello sviluppo dei territori. In questo scenario di trasformazione e di grandi opportunità, accanto al progresso prende forma anche l’interesse della criminalità organizzata, pronta a intercettare denaro, investimenti e nuovi spazi di potere.


È in questo contesto che a Pagani, in provincia di Salerno, vive ed esercita la professione un giovane avvocato con una grande passione per la politica: Marcello Torre. Brillante penalista, uomo dinamico e profondamente impegnato nella vita pubblica, divide il suo tempo tra la professione forense e l’attività politica, vissuta come una vera missione civile. Il suo percorso inizia nella Federazione Universitaria Cattolica Italiana e prosegue nell’Azione Cattolica, fino all’approdo nella Democrazia Cristiana. È anche giornalista sportivo e ricopre ruoli di rilievo nella Paganese Calcio, di cui diventa prima dirigente e poi presidente.


Il 7 agosto 1980 viene eletto sindaco di Pagani come indipendente in una giunta democristiana. Fin dall’inizio del suo mandato mette in chiaro che avrebbe governato senza condizionamenti, impedendo ad affaristi, faccendieri e uomini legati ai clan di influenzare l’amministrazione comunale.


È in quel momento che prende una decisione insolita per un uomo di appena 48 anni e in ottima salute: redigere il proprio testamento. Gli ultimi avvenimenti, il clima ostile che lo circonda e l’ombra sempre più pesante della camorra lo convincono a lasciare una sorta di lettera-testamento rivolta alla sua famiglia e alla comunità che ha sempre creduto in lui. Un atto che racchiude i valori e il coraggio di un uomo deciso a non arretrare di fronte alla criminalità organizzata.


«Temo per la mia vita. Torno nella lotta soltanto per un nuovo progetto di vita a Pagani. Sogno una Pagani civile e libera». Così spiegava Marcello Torre in un’intervista, parole che oggi appaiono quasi profetiche.


Nel 1980 la Campania viene colpita dal devastante terremoto dell’Irpinia e si apre la difficile fase della ricostruzione. Ingenti risorse pubbliche affluiscono sul territorio e la camorra cerca di infiltrarsi negli appalti del post-terremoto. Torre si oppone con fermezza a ogni tentativo di condizionamento e rifiuta di favorire gli interessi criminali nella gestione dei lavori pubblici.


Quella scelta gli costò la vita. Su ordine del capo della Nuova Camorra Organizzata, Raffaele Cutolo, il sindaco di Pagani viene assassinato. Muore per aver difeso la legalità, per aver contrastato il potere delle cosche e per aver creduto che le istituzioni dovessero restare libere da ogni compromesso con la criminalità.


Nel novembre 2007 il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, gli conferisce la Medaglia d’Oro al Merito Civile con la seguente motivazione:


«Sindaco del Comune di Pagani e professionista di elevate qualità umane, civili e politiche, coraggiosamente impegnato ad affrontare le vaste e difficili problematiche connesse all'opera di ricostruzione del dopo terremoto, veniva barbaramente assassinato in un vile agguato camorristico. Preclaro esempio di impegno civile e di rigore morale fondato sui più alti valori di cristiana solidarietà, di libertà e di legalità».

 
 
 

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