LIBERO GRASSI - L'UOMO CHE DISSE NO

Il 29 agosto 1991, alle 7.30 del mattino, in via Alfieri a Palermo, un uomo va a lavorare come ogni mattina. Ha 67 anni, guida la sua azienda tessile, la Sigma. Due colpi. A terra. Così Cosa Nostra uccide Libero Grassi. Non era un magistrato. Non era un poliziotto. Non era un politico. Era un imprenditore. E questo fa più paura. Libero era nato a Catania il 19 luglio 1924. I genitori lo chiamarono Libero in ricordo di Giacomo Matteotti. Famiglia antifascista. Aveva studiato Scienze Politiche a Roma durante la guerra, vicino al Partito d'Azione. Torna in Sicilia per fare l'imprenditore. Per dare lavoro. E la mafia gli presenta il conto: il pizzo Lui dice no. Non in silenzio. Lo dice in faccia a tutti. Il 10 gennaio 1991 il Giornale di Sicilia pubblica in prima pagina una sua lettera aperta. È indirizzata al "Caro estortore". Gli dice: "Risparmi le telefonate dal tono minaccioso e le spese per l'acquisto di micce, bombe e proiettili, in quanto non siamo disponibili a dare contributi e ci siamo messi sotto la protezione della polizia". Il 11 aprile 1991 va da Michele Santoro, in TV, e dice la frase che resta nella storia d'Italia: "Io non sono pazzo: non mi piace pagare. È una rinuncia alla mia dignità di imprenditore. Non pago perché sarebbe una rinunzia alla mia dignità di imprenditore". Da quel giorno è solo. Lo lascia solo l'Associazione degli Industriali. Lo lasciano solo molti colleghi. Lo uccidono il 29 agosto. Il giorno dopo, il 30 agosto 1991, il Corriere della Sera pubblica un'altra sua lettera. E i figli, Davide e Alice, ogni anno il 29 agosto fanno la stessa cosa: vanno in via Alfieri, attaccano un manifesto e verninciano di rosso l'asfalto dove è caduto il padre. Dalla sua morte nasce la legge anti-racket, la 172 del 1992, che istituisce il fondo di solidarietà per le vittime di estorsioni e usura. Oggi è Medaglia d'Oro al Valor Civile. Libero Grassi non è morto per la Sicilia. È morto per l'Italia intera. Per dirci che non si può fare impresa pagando il permesso alla mafia. Che la libertà è anche poter dire di no. E che dire di no, da soli, costa. Costa la vita. Ma salva la dignità di un paese. Don Pino Puglisi, che lo conosceva, diceva: "Se ognuno fa qualcosa, allora si può fare molto".





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