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Carlo Alberto dalla Chiesa: un uomo dello Stato che scelse di non voltarsi dall’altra parte

Elisabetta De Sanso
3 set
Tempo di lettura: 3 min

Ci sono uomini che, con il loro esempio, riescono a diventare più grandi del tempo in cui hanno vissuto. Carlo Alberto dalla Chiesa è stato uno di questi uomini: un servitore dello Stato, un Carabiniere, un padre e un simbolo della lotta contro il terrorismo e la mafia.

La sua vita racconta una storia fatta di coraggio, disciplina e senso del dovere. Ma racconta anche qualcosa di profondamente attuale: la scelta di non rimanere indifferenti davanti all’illegalità.


Un uomo al servizio dello Stato

Nato a Saluzzo il 27 settembre 1920, Carlo Alberto dalla Chiesa dedicò la sua intera esistenza alle istituzioni. Entrato nell'Arma dei Carabinieri, si distinse negli anni per la sua capacità investigativa e per la determinazione con cui affrontò alcune delle pagine più difficili della storia italiana.

Fu protagonista della lotta contro il terrorismo durante gli anni di piombo. La sua esperienza e il suo metodo investigativo contribuirono in modo decisivo al contrasto delle organizzazioni terroristiche, in particolare delle Brigate Rosse.

Ma Carlo Alberto dalla Chiesa conosceva anche un altro nemico dello Stato: la mafia.


La lotta contro Cosa Nostra

La Sicilia rappresentò una parte fondamentale della sua vita professionale. Già negli anni precedenti aveva compreso quanto la mafia fosse profondamente radicata nel territorio e quanto fosse necessario combatterla non soltanto attraverso singole operazioni, ma attraverso una presenza forte e concreta dello Stato.

Dalla Chiesa aveva intuito una verità che ancora oggi dobbiamo ricordare: la criminalità organizzata non è soltanto un problema di ordine pubblico. È un fenomeno capace di infiltrarsi nell'economia, nella politica e nella società.

Per questo motivo la lotta alla mafia richiedeva competenza, strumenti adeguati e soprattutto uomini delle istituzioni capaci di non arretrare.


Prefetto di Palermo

Nel 1982 Carlo Alberto dalla Chiesa fu nominato Prefetto di Palermo, in uno dei momenti più drammatici della storia siciliana.

La città era attraversata da una violenza feroce. Cosa Nostra stava mostrando tutta la propria forza attraverso una lunga scia di omicidi che colpiva magistrati, rappresentanti delle istituzioni, uomini delle forze dell'ordine e cittadini.

Carlo Alberto dalla Chiesa arrivò a Palermo con la consapevolezza della gravità della situazione. Tuttavia, nonostante la responsabilità affidatagli, non ricevette immediatamente tutti gli strumenti e i poteri che riteneva necessari per affrontare una criminalità così potente e organizzata.

Quella solitudine istituzionale rappresenta ancora oggi una delle pagine più dolorose della sua storia.


L'attentato di via Carini

Il 3 settembre 1982 Carlo Alberto dalla Chiesa venne assassinato a Palermo insieme alla moglie, Emanuela Setti Carraro. Nell'agguato perse la vita anche l'agente di scorta Domenico Russo.

L'attentato avvenne in via Carini e sconvolse l'intero Paese.

Con quell'assassinio la mafia non colpì soltanto un uomo. Colpì direttamente lo Stato italiano, cercando di dimostrare la propria forza e la propria capacità di intimidazione.

Ma la morte di Carlo Alberto dalla Chiesa contribuì anche a risvegliare le coscienze.

Da quel sacrificio nacque una maggiore consapevolezza della necessità di combattere la mafia con strumenti più efficaci e con una risposta forte e unitaria delle istituzioni.


Un'eredità che continua nel tempo

Ricordare Carlo Alberto dalla Chiesa significa ricordare un uomo che credeva profondamente nello Stato.

Significa ricordare che servire le istituzioni non è soltanto un ruolo professionale, ma può diventare una vera e propria missione.

La sua storia ci insegna che il coraggio non consiste nell'assenza della paura. Il coraggio è continuare ad andare avanti nonostante la paura, scegliendo ogni giorno da che parte stare.

Carlo Alberto dalla Chiesa aveva scelto la sua parte: quella della legalità, della giustizia e dello Stato.

Oggi, a distanza di tanti anni dalla sua morte, il suo esempio continua a parlare soprattutto alle nuove generazioni. In un tempo in cui il rischio dell'indifferenza è sempre presente, la sua vita ci ricorda che nessuno dovrebbe sentirsi estraneo alla lotta contro l'illegalità.


Ricordare significa scegliere

La memoria non deve essere soltanto una commemorazione.

Ricordare Carlo Alberto dalla Chiesa significa interrogarsi su cosa possiamo fare, ogni giorno, per costruire una società più giusta. Significa educare alla legalità, rispettare le istituzioni, rifiutare ogni forma di violenza e non considerare mai la criminalità organizzata come qualcosa di inevitabile.

Gli uomini come Carlo Alberto dalla Chiesa non appartengono soltanto alla storia.

Appartengono al presente.

E continuano a ricordarci che lo Stato è forte quando i suoi cittadini scelgono di difendere la legalità, anche nelle piccole azioni quotidiane.

Carlo Alberto dalla Chiesa è stato un uomo delle istituzioni, ma soprattutto un uomo che ha scelto di servire il proprio Paese fino all'ultimo.

Ed è proprio per questo che il suo nome continuerà a rappresentare una delle pagine più alte della storia della Repubblica italiana.

 
 
 

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