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Boris Giuliano: il poliziotto che insegnò a seguire i soldi

  • Immagine del redattore: Francesco Garofalo
    Francesco Garofalo
  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 3 min

C'è una frase che Giovanni Falcone ripeteva ai suoi giovani sostituti: "Seguite i soldi". Quella frase l'aveva imparata da lui. Da Giorgio Boris Giuliano.

Nato a Piazza Armerina il 22 ottobre 1930, figlio di un sottufficiale della Marina, Giuliano entra in Polizia nel 1962. Non è il poliziotto classico. È laureato, ha studiato a Messina, è appassionato di gialli, parla inglese. Si specializza anche a Quantico, presso l'FBI, e stringe rapporti con la DEA americana quando in Italia nessuno sa nemmeno cosa sia. Nel 1976 diventa capo della Squadra Mobile di Palermo. E la rivoluziona.

Prima di lui le indagini erano soprattutto pedinamenti e confidenze. Lui introduce e sviluppa nuovi metodi investigativi: il lavoro di squadra: abbatte le gerarchie, crea un gruppo di uomini legatissimi che lavorano insieme, condividono tutto. Un metodo che poi sarà del pool antimafia.

La mappa dei clan: disegna una mappa di Palermo divisa per famiglie mafiose basandosi sugli omicidi. Crea il primo archivio sistematico su ogni mafioso.

Le indagini bancarie: è il suo colpo di genio. Capisce che la mafia non si batte solo con le pistole, ma con gli estratti conto. Inizia a controllare i conti correnti, le bolle doganali, i traffici. Anticipa il metodo del "follow the money".

Con questo metodo capisce prima di tutti due cose che cambieranno la storia della mafia:

Che Cosa Nostra non è più solo appalti e sigarette, ma sta raffinando eroina a Palermo e la manda negli USA. È la famosa Pizza Connection, il ponte Palermo-New York tramite le pizzerie.

Che i Corleonesi di Totò Riina stanno crescendo e puntano alla conquista del potere dentro Cosa Nostra, a scapito delle vecchie famiglie palermitane.

Indaga su tutto: sulla scomparsa del giornalista Mauro De Mauro, sull'omicidio di Mario Francese, sul segretario DC Michele Reina, sul banchiere Michele Sindona.

Il 7 luglio 1979 i suoi uomini fermano due mafiosi e trovano in tasca una ricevuta: via Pecori Giraldi. In quell'appartamento trovano armi, 4 chili di eroina, una patente falsa con la foto di Leoluca Bagarella, cognato di Riina. È il covo dei Corleonesi. Da quel momento Giuliano diventa un bersaglio ancora più pericoloso per Cosa Nostra.

La mattina del 21 luglio 1979, intorno alle 8, Boris Giuliano entra come ogni mattina al Bar Lux, in via Francesco Paolo Di Blasi, a Palermo, vicino a casa sua, per prendere un caffè prima di andare in Questura. Lo aspetta Leoluca Bagarella. Secondo i testimoni, il killer tremava come una foglia. Lo chiama, lui si volta, e gli spara sette colpi alle spalle. Muore a 48 anni. Lascia la moglie e tre figli. Suo figlio Alessandro diventerà anche lui poliziotto e ricoprirà incarichi dirigenziali nella Polizia di Stato.

Fu il capo della Squadra Mobile di Palermo assassinato da Cosa Nostra. Uno dei primi episodi della lunga scia di omicidi eccellenti che avrebbe insanguinato Palermo negli anni successivi, fino a Falcone e Borsellino.

La Polizia di Stato lo ha ricordato nel 2025 con una corona d'alloro sotto la lapide di via Di Blasi e con una Messa. Nel suo vecchio ufficio alla Mobile di Palermo è stato ricostruito il "Museo della Memoria".

Oggi, quando la DIA sequestra un patrimonio mafioso, quando un'indagine parte da un bonifico sospetto, lì c'è il metodo di Boris Giuliano. Un poliziotto moderno, un servitore dello Stato che ha pagato con la vita l'aver visto troppo lontano.

 
 
 

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