15 SETTEMBRE 1993 - 15 SETTEMBRE 2026 DON PINO PUGLISI, 33 ANNI DOPO L'OMICIDIO: IL PRETE CHE SORRISE ALLA MAFIA

Il 15 settembre di 33 anni fa veniva ucciso a Brancaccio don Giuseppe Puglisi. Aveva 56 anni, compiuti proprio quel giorno. La sua colpa: aver tolto i ragazzi alla strada.
Giuseppe Puglisi nasce a Brancaccio, borgata di Palermo, il 15 settembre 1937. Figlio di Carmelo, calzolaio, e Giuseppa Fana, sarta. È un quartiere di case basse, di lavoro nero, di figli lasciati per strada. Studia nel seminario di Palermo, viene ordinato sacerdote il 2 luglio 1960 dal cardinale Ernesto Ruffini. Non è un prete da sagrestia. Insegna per 30 anni nelle scuole: media Archimede, Villafrati, Godrano, fino al liceo classico Vittorio Emanuele II. I suoi ex alunni lo ricordano così: severo, ma che ti guardava negli occhi. Fa il viceparroco a Settecannoli, a Brancaccio, poi parroco a Godrano, piccolo paese distrutto dalla faida tra famiglie. Lì resta dieci anni e ricostruisce la comunità. Nel 1990 chiede al cardinale Pappalardo di tornare dove tutto era iniziato: Brancaccio. Gli affidano la parrocchia di San Gaetano. Brancaccio nel 1990 è il regno dei fratelli Graviano. Giuseppe e Filippo, rampolli della mafia stragista, quella delle bombe del '93 a Firenze, Milano e Roma. I ragazzi non vanno a scuola. Lavorano come vedette, come spacciatori.
Don Pino non fa prediche astratte. Va a prendere i bambini casa per casa. Il 29 gennaio 1993 apre il Centro di Accoglienza Padre Nostro. Un appartamento confiscato, qualche sedia, un doposcuola. Ma è rivoluzione. Dice alle mamme: non mandate i figli a fare il palo. Dice ai boss: non venite in prima fila a messa. Rifiuta i loro soldi per la festa patronale. Nelle omelie dice: "La mafia è incompatibile con il Vangelo".
Il 15 settembre 1993 è il suo 56° compleanno. Torna a casa verso le 20.40 a bordo della sua Fiat Uno bianca. Abita in piazzale Anita Garibaldi. Secondo le ricostruzioni e le confessioni di Salvatore Grigoli e Gaspare Spatuzza, l'agguato è da manuale. Uno lo chiama. Don Pino si volta. L'altro gli arriva alle spalle. Grigoli, che poi confesserà 46 omicidi, gli grida per depistare: "Padre, questa è una rapina!". Lui capisce tutto. Sorride. E dice l'ultima frase che la Chiesa ha messo agli atti del martirio: "Me lo aspettavo". Un colpo alla nuca. Morto sul colpo. I funerali il 17 settembre sono celebrati tra polizia e gente che piange per strada.
Grigoli viene arrestato il 19 giugno 1997. Racconta che la mafia all'inizio non voleva uccidere i preti, perché storicamente la Chiesa non si era mai schierata contro Cosa Nostra. Ma Puglisi era diverso, "ci faceva perdere i picciotti". Il 25 maggio 2013 Papa Francesco lo proclama Beato, martire "in odium fidei". È il primo prete ucciso dalla mafia ad essere Beato. Medaglia d'oro al valor civile. Ma cosa resta oggi? Resta il Centro Padre Nostro, che ancora accoglie. Resta il suo Vangelo vissuto: "Se ognuno fa qualcosa, allora si può fare molto". Non era uno slogan, era metodo. Non voleva eroi, voleva responsabilità quotidiana. 33 anni dopo, la mafia ha cambiato pelle. Come ha denunciato la Commissione Antimafia, oggi non spara più ogni giorno, ma entra nelle aziende, negli appalti, nel cybercrime. È meno visibile, più soffocante. Perché ricordarlo. I luoghi del cuore esistono? Sì. Di tanto in tanto torniamo con nostalgia a rivivere emozioni. Don Pino credeva che anche i luoghi si portino dentro un po' di noi e ci riconoscano quando torniamo. Brancaccio oggi lo riconosce. Su quel portone c'è una targa. I ragazzi che lui ha salvato sono padri.
Ricordarlo il 15 settembre non è celebrare un morto. È chiedersi, come diceva lui, se stiamo facendo il nostro pezzettino.





Commenti